Uffici stampa e profili digitali: un primo ambito sul quale intervenire, cenni su problemi e prospettive

redazione
10 March 2021

Un contributo di Controcorrente- ContrOrdine Lazio

Premessa
La Riforma dell’Ordine dei Giornalisti è centrale in un programma di vero rinnovamento della professione e della sua funzione sociale. Aprire a nuovi soggetti significa guardare con realismo alla trasformazione digitale e ai riflessi sulle nuove figure professionali richieste dal mercato, pubblico e privato. La nuova mappa dei profili professionali e una ridefinizione ponderata dei confini tra informazione e comunicazione va realizzata ridefinendo nuovi percorsi di accesso, formazione, competenze e qualifiche. In forza delle innovazioni tecnologiche di questi ultimi dieci anni, della crisi dell’editoria tradizionale, della trasformazione dei canali di comunicazione, l’ambiente degli Uffici stampa rappresenta un grande “laboratorio” su come si sta trasformando la nostra professione e un “ponte” con i comunicatori che chiedono regole e deontologia, in sostanza chiedono di essere ascoltati e di entrare con pari dignità nel perimetro giornalistico, con il complesso dei problemi che hanno sulle spalle. Anche considerando i riflessi sugli aspetti contrattuali e contributivi, come ad esempio l’ampliamento della platea dell’Inpgi.


Riforma dell’accesso
La definizione del lavoro giornalistico e il suo inquadramento si basano ancora sulla legge 69 del 1963, ormai inadeguata. Attualmente l’attività giornalistica, per essere riconosciuta dall’Ordine, deve essere svolta in una testata registrata. Il superamento di questo vincolo pone diversi interrogativi, ma è impossibile continuare a ignorare il tema. Vi sono sempre più “giornalisti di fatto” ai quali occorre consentire l’ingresso nella professione a fronte di adeguati percorsi formativi e del rispetto della deontologia; compresi coloro che svolgono l’attività di ufficio stampa ai quali và consentito l’accesso all’albo anche stabilendo – in autoriforma – nuove “linee di indirizzo”, in attesa dell’ auspicabile revisione della normativa.
Ai comunicatori digitali (composti da un ampio ventaglio di profili spesso intercambiabili e/o sovrapposti) va offerta, con appositi percorsi formativi, l’opportunità di entrare in un perimetro deontologico dal quale possono trarre benefici in termini di valore aggiunto; inteso quest’ultimo come garanzia di qualità, a fronte di un ecosistema digitale sostanzialmente privo di regole per i professionisti del settore.

Uffici stampa e comunicazione integrata
Usiamo per convenzione il vecchio termine “ufficio stampa” anche se oggi queste strutture informative operano in un’ottica di comunicazione integrata e multicanale (social compresi). In essi i giornalisti sono chiamati a svolgere un ruolo a garanzia di affidabilità e professionalità; a chi vi lavora deve essere riconosciuto lo status e il relativo inquadramento contrattuale, anche quando opera in più ampie strutture comunicative. Anche negli uffici stampa i giornalisti devono essere in grado di rispondere alle nuove esigenze della comunicazione digitale portando il loro valore aggiunto fatto di autonomia e deontologia. Anche in questo senso occorre valorizzare la cultura dei diritti e del lavoro giornalistico, contro visioni e pratiche corporative. L’unità è un valore.


Revisione legge 150 e nuova configurazione della P.A.
É necessaria la riforma della legge 150 del 2000 della comunicazione pubblica, mai pienamente attuata. La figura del giornalista (presente e futuro) è centrale e per garantire trasparenza e qualità dell’informazione ai cittadini. Nella proposta governativa di una “legge 151” si configura un modello di comunicazione pubblica dove il giornalista rischia di ritrovarsi emarginato.
Occorre porre attenzione alle trasformazioni avvenute nell’ordinamento giuridico in relazione al cambiamento della Pubblica Amministrazione. Si sono consolidati, nel tempo, Enti la cui natura giuridica li pone ambiguamente a metà strada tra natura pubblicistica e privatistica. Ci sono molti soggetti che sfuggono ad una applicazione della legge 150 per la loro “natura ibrida”: Enti autonomi, Partecipati, Consorzi pubblici o a partecipazione pubblica, Agenzie statali e parastatali, Enti pubblici economici e non economici (parastatali), Consorzi, Fondazioni e via dicendo. Soggetti che operano a tutto campo: dai servizi pubblici, allo sport, dalla ricerca alle attività produttive. Anche in questi va definito l’obbligo della presenza giornalistica nella filiera della comunicazione, con relativo contratto, anche puntando su un sistema di “incentivi”.


Incentivare la presenza dei giornalisti negli uffici stampa e nelle attività di comunicazione di progetto
É necessario elaborare una proposta per offrire incentivi in grado di incoraggiare la contrattualizzazione di giornalisti anche all’interno di uffici stampa pubblici, privati e per quelli cosiddetti “ibridi” o categorie assimilate. Ipotizzando incentivi sotto forma di contributi diretti o indiretti, con un meccanismo analogo a quello della legge 416 del 1982. Inoltre, occorre orientare i bandi pubblici e quelli delle società partecipate e “ibride” sopra menzionate, anche di natura privatistica, in modo che prevedano le attività di comunicazione relative allo svolgimento delle azioni progettuali attraverso figure professionali competenti e iscritte all’Ordine dei giornalisti. Questo dovrebbe avvenire in tutti gli ambiti possibili, nella progettazione europea, nazionale, regionale e comunale; prevedendo incentivi nei punteggi al fine della loro approvazione.

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