Uffici stampa, comunicazione digitale e riforma giornalisti

redazione
15 October 2020

La professione di giornalista si caratterizza per un aumento esponenziale dei “liberi professionisti” molti dei quali sono costretti  a svolgere l’attività di lavoro autonomo dopo essere stati espulsi dal mercato per la crisi strutturale in atto. La riforma dell’ordinamento è, quindi, quanto mai necessaria anche  per ridefinire e dare valore alle figura  e alle funzioni del giornalista “in sé” ,  in modo da rafforzare il ruolo anche quando viene svolto in modo autonomo.

Uno dei comparti dove si è allargato a dismisura il lavoro autonomo (vero o finto che sia) è quello degli  uffici stampa  che per molti anni ha fatto da stanza di compensazione  per le crisi del settore.    In estrema sintesi,   semplificando per  motivi di spazio, chiarisco che  quando parlo di “ufficio stampa” mi riferisco a quella vasta area di attività che va dalle media relations, ai portavoce, passando per la comunicazione via social, ormai parte integrante di questo settore.  La richiesta, sino a qualche anno fa, di giornalisti per gli uffici stampa nasceva anche  per una evidente qualità professionale nello svolgere funzioni di informazione e comunicazione, caratterizzata anche (ma questo ai committenti  di solito interessa di meno)  dallo svolgimento del lavoro  nel solco della  deontologia professionale. 

Di recente, tuttavia, alla figura del giornalista si è affiancata quella del  “comunicatore digitale”.  Spesso le funzioni si intersecano; in altri casi, con il preciso intento di “disintermediare” anche l’ufficio stampa, si preferisce la figura “non-giornalistica”. Il problema non è da poco e va di pari passo con la necessità di avviare un dialogo con il mondo delle nuove professioni della comunicazione digitale.

Credo che  i giornalisti abbiano  nella deontologia un punto di forza, un valore aggiunto che  opera anche nell’area delle  “media relations” e della comunicazione. Ritengo  quindi indispensabile  rafforzare e valorizzare il ruolo dei giornalisti negli uffici stampa, sostenendo una adeguata e costante  formazione nell’utilizzo degli strumenti che le nuove tecnologie rendono disponibili. E’ necessaria una piena attuazione  della legge 150 sulla comunicazione pubblica  (basti pensare a tutti gli uffici stampa della P.A. che non applicano il contratto dei giornalisti e, quindi, non versano all’Inpgi).  Occorre tuttavia tenere alta la guardia in quanto alcune tendenze, emerse di recente in merito alla proposta governativa di una “legge 151”,  contengono elementi che vanno in direzione esattamente opposta, configurando una modello di comunicazione pubblica dove il giornalista rischia di ritrovarsi emarginato a fronte di un massiccio ricorso ai comunicatori digitali (social media manager, youtuber, graphic novelist, etc.) figure altamente tecniche ma priva di quel “di più” che  ha reso i giornalisti i candidati preferiti per condurre l’attività di ufficio stampa.

Per  continuare ad essere protagonisti  nel comparto, però,  i giornalisti devono essere in grado di rispondere alle nuove esigenze  dell’informazione  portando il loro valore aggiunto in fatto di autonomia e deontologia e, allo stesso tempo,  sviluppando le necessarie competenze digitali per stare al passo con i tempi. All’inverso, ai comunicatori digitali andrebbe prefigurata la possibilità di accedere all’Ordine dei Giornalisti , in modalità da stabilire, facendo comprendere  il valore aggiunto della professione giornalistica al di là delle sole (importantissime) competenze tecniche: autonomia, deontologia, disciplina.  Potrebbe essere il punto di incontro di due profili che sempre più spesso si incrociano.  E’ qui che entra in gioco la riforma  della legge professionale. Una revisione quanto mai urgente che, però, non si può fare in poche e frettolose righe ma ha bisogno di un disegno organico e di una chiara discussione fra tutti soggetti interessati.

Gianni Montesano

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