L'Ordine della Toscana insieme agli operai della GKN

redazione
15 October 2021

Una grande fabbrica alle porte di Firenze. Deserta, silente. Una grande fabbrica presidiata da lavoratori licenziati via mail. Quattrocento famiglie rimaste senza lavoro. Una storia solo all’apparenza uguale a tante altre: una multinazionale che decide di delocalizzare la produzione di semiassi, il ramo fiorentino andava bene ma il costo del lavoro è stato giudicato eccessivo e dunque via con le mail, tutti a casa. Ma gli operai si sono ribellati e hanno portato il caso della Gkn di Campi Bisenzio all’attenzione nazionale. Grazie alla loro tenace e compatta mobilitazione ma anche all’aiuto dei mezzi d’informazione. La loro battaglia non è vinta ma la fiamma della speranza resta accesa.Fra operai e giornalisti è scoccata da subito una fortissima empatia. Cosa rara. Un rapporto di fiducia che l’altra sera è culminato in un incontro denso di significati. Tre ore di confronto in sala mensa. I rappresentanti dei lavoratori che hanno voluto ringraziare la stampa per come ha raccontato la loro lotta, e già questo è una sorta di unicum. Ma anche l’occasione per mettere a confronto quanto i cambiamenti che hanno stravolto il mondo dei metalmeccanici abbiano molti punti di contatto con le trasformazioni che hanno cambiato, spesso peggiorandola, la nostra professione, inducendo le aziende editoriali a scelte al ribasso sotto il profilo della qualità e incrementando in maniera gigantesca il variegato mondo del precariato giornalistico.L’Ordine ha mandato me a rappresentarlo e a portare un messaggio che non è stato solo di scontata solidarietà. E’ stato un onore. Sono tornato a casa emozionato dalle parole che ho ascoltato. I nostri colleghi hanno raccontato con grande sensibilità quanto sia diventato complicato assolvere al dovere di garantire una corretta informazione, come impone la nostra Costituzione e la nostra deontologia, in un contesto in cui bisogna principalmente produrre molto in poco tempo, avendo poco tempo per verificare le notizie. Una sorta di analisi collettiva senza rete davanti a donne e uomini diventati, all’improvviso, anche loro precari come lo sono per la gran parte quelli che hanno dovuto raccontare il loro dramma.Alla fine, il messaggio forte e chiaro arrivato dagli operai in presidio della Gkn alla nostra categoria è stato chiaro: solo restando uniti si può sperare di vincere anche le sfide che sembrano impossibili. Che non sia mai troppo tardi per i giornalisti che vivono di individualismo? Solo una forte unità di intenti potrà farci imboccare lo stretto sentiero verso un domani meno fosco.

Luca Frati, consigliere CNOG

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