Insediamento CNOG, democrazia rappresentativa e i sotterfugi della minoranza

redazione
06 December 2021

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine di Giornalisti  è il massimo organismo di rappresentanza della categoria e merita  rispetto e serietà. Il 3 dicembre sono stati eletti i quattro consiglieri che dovranno trasferirsi, come dispone la normativa vigente, presso il Consiglio Nazionale di Disciplina lasciando il CNOG. Quattro colleghi della maggioranza  si sono messi a disposizione.

Però… c’è un però. I quattro consiglieri fanno tutti riferimento alla maggioranza che ha votato per il nuovo presidente Carlo Bartoli, e questo non va bene. Il Consiglio di Disciplina è un organismo di garanzia che deve rappresentare  tutto il CNOG,  non è come il Comitato Esecutivo  che è l’organo  di governo di diretta emanazione del presidente eletto e della maggioranza indicata dagli elettori.

E invece è andata proprio così. I Consiglieri che non hanno sostenuto Bartoli  si sono rifiutati di esprimere  delle loro candidature; nemmeno una.  Probabilmente è nato lì il calcolo di “assottigliare” la maggioranza costringendola a  privarsi di ben quattro membri,  aprendo inoltre un problema di rappresentanza nell’organismo disciplinare. A nulla valgono interpretazioni forzate  e un po’ malevole del regolamento: la tre giorni di votazione si è svolta nel massimo della trasparenza e della regolarità.  La minoranza non ha perso tempo nel presentare una mozione di sfiducia al neo presidente, eppure basta una semplice lettura del regolamento (senza bisogno di studi giuridici) per capire che, in assenza di candidature al CND,   nessun onere procedurale di natura regolamentare può essere posto in capo al presidente Bartoli. Infatti, solo ove uno o più consiglieri nazionali avessero comunicato al Presidente la loro candidatura, quest’ultimo avrebbe dovuto comunicarlo Consiglio.

Probabilmente qualcuno si aspettava proposte sottobanco (a proposito di “cacciatori di poltrone”) ma così non è stato e la minoranza si è rifiutata di esprimere uno o due consiglieri per il Consiglio Nazionale di Disciplina.

Occorre in ogni caso  ricordare che le votazioni per le cariche al Cnog sono libere  e segrete e pertanto non si comprende come si possa definire, come ha fatto l’opposizione, l’aver votato  due donne in un organismo importante (com’è il Consiglio nazionale di disciplina)  quale gesto “brutale” ed  espulsivo. Come se ricoprire un incarico di prestigio e responsabilità possa essere considerato una penalizzazione o come se il Consiglio di Disciplina fosse una Cajenna punitiva. Eppure le norme sul CND  sono  ben note a tutti coloro che si candidano a svolgere il ruolo di consigliere all’Ordine dei Giornalisti.

Resta il dato di fatto, al di là delle precipitose cadute di stile di  alcuni esponenti dell’opposizione, che un organismo disciplinare non può essere emanazione solo del presidente in carica. Il resto sono sotterfugi.

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